IL CASO DI ERIKA E OMAR
La verità su questo caso è venuta a galla circa un mese e mezzo dopo la tragedia di Novi Ligure. A compire gli assassini non è stata Erika come i mass media hanno fatto credere ma l'albanese adottato Omar che faceva a brandelli degli innocenti mentre Erika se ne stava chiusa in bagno tappandosi le orecchie per non sentire le urla strazianti dei suoi familiari. Secondo voi una ragazzina di 15 ANNI della provincia piemontese ha avuto abbastanza FORZA e ABILITA' per maneggiare un'arma bianca con perizia tale da provocare ferite di inaudita violenzaa a famigliari ADULTI? (nota 5) Ciò non toglie la malattia di Erika ma in seguito fu "politicamente corretto" nascondere la verità per non creare timore nei confronti degli stranieri in particolare albanesi nel progetto di creare un nuovo popolo italiano multirazziale.
sabato, settembre 22, 2007
Ma STRALOL: questo "giornalista" è uscito dall uovo di pasqua ? Fatevi due risate: http://www.fottilitalia.com
il pensiero unico in un paese in via di sottosviluppo
il pensiero unico in un paese in via di sottosviluppo
Se guardo un qualsiasi tg questo è quello che vedo. Una faccia da modello o da modella attempato/a che saluta e dice: “buona sera è di nuovo scontro sul ddl Boccelli detto “legge brodo”, domani le votazioni, il premier chiede compattezza. Poi parte il servizio di approfondimento che ripete quello che ha appena detto il mezzobusto con in più le cosiddette interviste. Il premier ha detto: “…efficace per la compattezza che è…” il portavoce dei ds dichiara: “un momento difficile ma non dobbiamo drammatizzare”, la Margherita “un passo avanti senza strappi traumatici”, per rifondazione invece si tratta di: “una battaglia sulle teste dei ceti già indeboliti” per i verdi: “un’ennesima vergogna” per l’Italia dei valori: “è necessario andare in fondo” per i socialisti: “ un’apertura”, per i radicali “vergognoso il modo in cui…” il portavoce di Fi chiede le immediate dimissioni del premier. per An: “una legge che favorisce i clandestini” “per l’udeur “una trappola ”, PER la lega “gesto criminale”, per l’Udc si tratta “ dell’ennesimo tentativo di bloccare la crescita del paese”
Questo collage surreale di slogan cretini si chiama “informazione pluralista”.
Se allora compri un giornale per capire meglio, trovi un bell’editoriale indignato di qualcuno a cui per ragioni impenetrabili e comunque indiscutibili è riconosciuta l’autorevolezza di indignarsi. Nell’editoriale si dice che abbiamo toccato il fondo e che stiamo superando un qualche limite etico che superato ci porterà a catastrofi istituzionali la cui dimensione è incalcolabile pure se hai, come chi scrive, il metro giusto e convalidato sia dalle tendenze europee che del mercato. Cita a sostegno della sua tesi: la guerra di sparta, un verso di Catullo e un passo del corano perfino. Nell’editoriale precedente c’era una battuta di Flaiano, un aneddoto su Churchil e un dato dell’Ocse sul fatto che i figli degli immigrati di due generazioni tardano ancora ad assimilare l’uso corretto dell’apriscatole.
Nell’editoriale ancora precedente aveva fatto un brillante paragone tra il caso Welby e Tony Blair esaltando la superiorità del mondo anglosassone, evocato dalla lettera “Y”, in quanto all’abilità di capire quand’è il momento di andarsene capacità che questo o quel ministro non riescono ad emulare.
L’editorialista concluderà con amarezza che purtroppo nessuno capisce quanto sia cruciale questo momento storico, i suoi per stupidità, gli altri per malafede. Questa amara conclusione viene subito confermata dal resto della prima pagina del suo stesso giornale che in pieno disaccordo con l’editoriale dà importanza a tutt’altri argomenti. Se il tema dell’editoriale è l’indipendenza dello stato rispetto alla chiesa, c’è una foto a tutta pagina del Papa e delle dichiarazioni sue e dei suoi ministri. Se l’editoriale si rammarica del basso livello dello scontro politico, degli insulti e delle polemiche sterili, in prima pagina ci saranno polemiche sterili appositamente commissionate dal suo stesso quotidiano.
Poi al lato in piccolo, un attentato in Iraq, un padre che uccide i figli o viceversa e a fondo pagina la notizia leggera: scoperto il gene della stitichezza o la storia dell’ultima rammendacalzini di Varsavia, o qualcosa sul Duce.
Verrebbe spontaneo suggerire all’uomo che sta dietro quelle parole così piene di angoscia di usare la sue capacità di persuasione per parlare coi suoi colleghi. Leggendo questi articoli viene spesso da pensare, ma non avete un’assemblea di redazione? Un sindacato? La domanda diventa ancora più difficile da formulare quando questi editoriali sono fatti dai direttori stessi del giornale. Come è possibile che a così gravi preoccupazioni non corrisponda una linea politica coerente? Non aiuterebbe in una situazione così critica la presenza di un quotidiano decente, onesto, che servisse da riferimento per l’opinione pubblica?
Ma se non ti arrendi c’è un’altra possibilità per capire. Cercare nelle pagine interne, l’articolo di uno dei due, massimo tre giornalisti-giornalisti, che il giornale ha assunto con tanto di contratto regolare e autorizzazione quasi piena ad esprimersi e che forse un giorno faranno un libro ma sanno già che non diventeranno mai direttori se prima non abiurano e ripudiano tutti i momenti di lucidità esperiti in gioventù. E bisogna pure cogliere il momento giusto per abiurare perché se lo fai troppo tardi rischi di non essere più merce appetibile. E sarà meglio magari preparare già dei discorsi critici contro il concetto di lucidità in sé, non c’è bisogno ancora di scrivere ma è bene che l’idea cominci a girare in testa. Questo darebbe un aspetto più colto all’abiura ed è importante non finire tra gli abiuranti di seconda categoria perché sennò tanto valeva continuare a fare il giornalista- GIORNALISTA. Nonostante tutti questi pensieri rumorosi che lo tormentano, il giornalista-giornaista riesce a scrivere un articolo in cui ci dice la vera verità. Un articolo che serve a decifrare anche l’editoriale, se non quello di quel giorno quello di uno o due giorni prima.
E la vera verità di solito è una ricostruzione più o meno prudente degli scambi che sottendono la discussione sulla legge. Per cui al lettore è richiesta un po’ d’attenzione: non è un articolo per tutti. Ti devi mettere lì, segnarti i nomi, anche leggere ad alta voce aiuta: dietro questo c’è quello, dietro quello questo, questo è l’oggetto da ripartire, queste le minacce realizzabili, queste le minacce per fare rumore. Tu ricostruisci lo schema e ti convinci di avere capito il ddl BoCCelli detto “brodo”.
Perché si chiama “brodo” pure ti viene detto. Tu pensavi banalmente che stesse a significare che era un decreto annacquato invece era ancora più banalmente riferito al brodo del menù della cena dove hanno iniziato le trattative.
Questa è l’informazione nel nostro paese. Poi è vero ci sono alcuni piccoli spazi di critica anche in tv, conquistati e conservati sempre con grandissima fatica, che denunciano e provano malefatte e disfunzioni di ogni genere e mai a queste denunce il giorno dopo seguono, smentite, spiegazioni, dimissioni o altro. Tutto cade nel vuoto.
Che siamo in un regime di tipo sovietico stalinista come dicono i berlusconiani o che sia un regime di ispirazione fascista o mafiosa o che ci sia una nuova forma di massoneria a spiegare le strane alleanze e la mancanza di logica in quello che accade fa poca differenza.
Su questo l’Italia “spaccata in due”, si potrebbe davvero sedere attorno a un tavolo, per una discussione che potrebbe pure essere moderata dall’Annunziata e rimanere comunque credibile.
Sarebbe possibile un accordo di larghe intese sulla ammissione che non è mai il meccanismo democratico che determina decisioni e incarichi in questo paese? Sul fatto che la situazione comincia ad essere davvero molto, molto buffa? Che c’è quel tipo di ridicolaggine, che nelle democrazie con tutti i loro difetti non si manifesta? Che tipo di regime è?
I fondi della scuola sono stati tagliati, quelli per la ricerca pure. Fondi della sanità tagliati, pensioni pure. Fondi per la cultura inesistenti. Le possibilità di avere giustizia poche. Le organizzazioni popolari, sindacato, partiti, club bocciofili, spariti. La polizia uccide e ferisce con una certa disinvoltura e sempre impunita giovinotti preferibilmente sotto i 21. Che tipo di regime è?
Per deduzione: non è il regime di un paese potente innanzi tutto perché quelli investono in ricerca e rappresentanza. Però l’Italia è un paese moderno e sviluppato. Allora sempre peR deduzione deve essere un regime di un paese in via di sottosviluppo. Siamo fuori dal mondo noi, viviamo in una bolla. E’ tutto per finta da noi. Chi siamo? Siamo morti e non lo sappiamo? Con quali soldi campiamo? Come è possibile che tutto ciò stia in piedi? Lo sapremo nella prossima serie di Lost?
By sabinaguzzanti at 21 Set 2007 - 08:22 | 91 commenti
Se guardo un qualsiasi tg questo è quello che vedo. Una faccia da modello o da modella attempato/a che saluta e dice: “buona sera è di nuovo scontro sul ddl Boccelli detto “legge brodo”, domani le votazioni, il premier chiede compattezza. Poi parte il servizio di approfondimento che ripete quello che ha appena detto il mezzobusto con in più le cosiddette interviste. Il premier ha detto: “…efficace per la compattezza che è…” il portavoce dei ds dichiara: “un momento difficile ma non dobbiamo drammatizzare”, la Margherita “un passo avanti senza strappi traumatici”, per rifondazione invece si tratta di: “una battaglia sulle teste dei ceti già indeboliti” per i verdi: “un’ennesima vergogna” per l’Italia dei valori: “è necessario andare in fondo” per i socialisti: “ un’apertura”, per i radicali “vergognoso il modo in cui…” il portavoce di Fi chiede le immediate dimissioni del premier. per An: “una legge che favorisce i clandestini” “per l’udeur “una trappola ”, PER la lega “gesto criminale”, per l’Udc si tratta “ dell’ennesimo tentativo di bloccare la crescita del paese”
Questo collage surreale di slogan cretini si chiama “informazione pluralista”.
Se allora compri un giornale per capire meglio, trovi un bell’editoriale indignato di qualcuno a cui per ragioni impenetrabili e comunque indiscutibili è riconosciuta l’autorevolezza di indignarsi. Nell’editoriale si dice che abbiamo toccato il fondo e che stiamo superando un qualche limite etico che superato ci porterà a catastrofi istituzionali la cui dimensione è incalcolabile pure se hai, come chi scrive, il metro giusto e convalidato sia dalle tendenze europee che del mercato. Cita a sostegno della sua tesi: la guerra di sparta, un verso di Catullo e un passo del corano perfino. Nell’editoriale precedente c’era una battuta di Flaiano, un aneddoto su Churchil e un dato dell’Ocse sul fatto che i figli degli immigrati di due generazioni tardano ancora ad assimilare l’uso corretto dell’apriscatole.
Nell’editoriale ancora precedente aveva fatto un brillante paragone tra il caso Welby e Tony Blair esaltando la superiorità del mondo anglosassone, evocato dalla lettera “Y”, in quanto all’abilità di capire quand’è il momento di andarsene capacità che questo o quel ministro non riescono ad emulare.
L’editorialista concluderà con amarezza che purtroppo nessuno capisce quanto sia cruciale questo momento storico, i suoi per stupidità, gli altri per malafede. Questa amara conclusione viene subito confermata dal resto della prima pagina del suo stesso giornale che in pieno disaccordo con l’editoriale dà importanza a tutt’altri argomenti. Se il tema dell’editoriale è l’indipendenza dello stato rispetto alla chiesa, c’è una foto a tutta pagina del Papa e delle dichiarazioni sue e dei suoi ministri. Se l’editoriale si rammarica del basso livello dello scontro politico, degli insulti e delle polemiche sterili, in prima pagina ci saranno polemiche sterili appositamente commissionate dal suo stesso quotidiano.
Poi al lato in piccolo, un attentato in Iraq, un padre che uccide i figli o viceversa e a fondo pagina la notizia leggera: scoperto il gene della stitichezza o la storia dell’ultima rammendacalzini di Varsavia, o qualcosa sul Duce.
Verrebbe spontaneo suggerire all’uomo che sta dietro quelle parole così piene di angoscia di usare la sue capacità di persuasione per parlare coi suoi colleghi. Leggendo questi articoli viene spesso da pensare, ma non avete un’assemblea di redazione? Un sindacato? La domanda diventa ancora più difficile da formulare quando questi editoriali sono fatti dai direttori stessi del giornale. Come è possibile che a così gravi preoccupazioni non corrisponda una linea politica coerente? Non aiuterebbe in una situazione così critica la presenza di un quotidiano decente, onesto, che servisse da riferimento per l’opinione pubblica?
Ma se non ti arrendi c’è un’altra possibilità per capire. Cercare nelle pagine interne, l’articolo di uno dei due, massimo tre giornalisti-giornalisti, che il giornale ha assunto con tanto di contratto regolare e autorizzazione quasi piena ad esprimersi e che forse un giorno faranno un libro ma sanno già che non diventeranno mai direttori se prima non abiurano e ripudiano tutti i momenti di lucidità esperiti in gioventù. E bisogna pure cogliere il momento giusto per abiurare perché se lo fai troppo tardi rischi di non essere più merce appetibile. E sarà meglio magari preparare già dei discorsi critici contro il concetto di lucidità in sé, non c’è bisogno ancora di scrivere ma è bene che l’idea cominci a girare in testa. Questo darebbe un aspetto più colto all’abiura ed è importante non finire tra gli abiuranti di seconda categoria perché sennò tanto valeva continuare a fare il giornalista- GIORNALISTA. Nonostante tutti questi pensieri rumorosi che lo tormentano, il giornalista-giornaista riesce a scrivere un articolo in cui ci dice la vera verità. Un articolo che serve a decifrare anche l’editoriale, se non quello di quel giorno quello di uno o due giorni prima.
E la vera verità di solito è una ricostruzione più o meno prudente degli scambi che sottendono la discussione sulla legge. Per cui al lettore è richiesta un po’ d’attenzione: non è un articolo per tutti. Ti devi mettere lì, segnarti i nomi, anche leggere ad alta voce aiuta: dietro questo c’è quello, dietro quello questo, questo è l’oggetto da ripartire, queste le minacce realizzabili, queste le minacce per fare rumore. Tu ricostruisci lo schema e ti convinci di avere capito il ddl BoCCelli detto “brodo”.
Perché si chiama “brodo” pure ti viene detto. Tu pensavi banalmente che stesse a significare che era un decreto annacquato invece era ancora più banalmente riferito al brodo del menù della cena dove hanno iniziato le trattative.
Questa è l’informazione nel nostro paese. Poi è vero ci sono alcuni piccoli spazi di critica anche in tv, conquistati e conservati sempre con grandissima fatica, che denunciano e provano malefatte e disfunzioni di ogni genere e mai a queste denunce il giorno dopo seguono, smentite, spiegazioni, dimissioni o altro. Tutto cade nel vuoto.
Che siamo in un regime di tipo sovietico stalinista come dicono i berlusconiani o che sia un regime di ispirazione fascista o mafiosa o che ci sia una nuova forma di massoneria a spiegare le strane alleanze e la mancanza di logica in quello che accade fa poca differenza.
Su questo l’Italia “spaccata in due”, si potrebbe davvero sedere attorno a un tavolo, per una discussione che potrebbe pure essere moderata dall’Annunziata e rimanere comunque credibile.
Sarebbe possibile un accordo di larghe intese sulla ammissione che non è mai il meccanismo democratico che determina decisioni e incarichi in questo paese? Sul fatto che la situazione comincia ad essere davvero molto, molto buffa? Che c’è quel tipo di ridicolaggine, che nelle democrazie con tutti i loro difetti non si manifesta? Che tipo di regime è?
I fondi della scuola sono stati tagliati, quelli per la ricerca pure. Fondi della sanità tagliati, pensioni pure. Fondi per la cultura inesistenti. Le possibilità di avere giustizia poche. Le organizzazioni popolari, sindacato, partiti, club bocciofili, spariti. La polizia uccide e ferisce con una certa disinvoltura e sempre impunita giovinotti preferibilmente sotto i 21. Che tipo di regime è?
Per deduzione: non è il regime di un paese potente innanzi tutto perché quelli investono in ricerca e rappresentanza. Però l’Italia è un paese moderno e sviluppato. Allora sempre peR deduzione deve essere un regime di un paese in via di sottosviluppo. Siamo fuori dal mondo noi, viviamo in una bolla. E’ tutto per finta da noi. Chi siamo? Siamo morti e non lo sappiamo? Con quali soldi campiamo? Come è possibile che tutto ciò stia in piedi? Lo sapremo nella prossima serie di Lost?
By sabinaguzzanti at 21 Set 2007 - 08:22 | 91 commenti
venerdì, settembre 21, 2007
La lepre e il Grillo
La lepre e il Grillo
venerdì, 21 settembre 2007 - 00:38
Uliwood Party di Marco Travaglio -
È una bella nemesi quella della cosiddetta Seconda Repubblica: inaugurata 13 anni fa da un comico pericoloso, ora viene seppellita da un comico innocuo e innocente, anzi positivo e propositivo. L’informazione ufficiale, che si sente parte del ceto politico e infatti lo è, trema alla sola idea di perdere di nuovo i suoi padrini. E sparacchia all’impazzata, mirando al dito (Grillo) anziché alla luna (la morte di questa politica).
È quello che è avvenuto nell’ultima settimana, la prima del V-Day After. Poi, sfiatati i tromboni, sono intervenuti gli spiriti liberi: quelli che, prima di scrivere, pensano, e magari s’informano pure. Anziché strillare al fascismo, al qualunquismo, al populismo, all’antipolitica, si sforzano di capire: non per plaudire acriticamente a quel che è accaduto l’8 settembre in 200 piazze, ma per spiegare ed eventualmente criticare sul merito; per parlare della luna, non del dito; per investigare non tanto Grillo, ma il milione e mezzo di persone che han raccolto il suo appello. L’han fatto, per esempio, Boeri, Spinelli e Rusconi sulla Stampa. Sartori sul Corriere. E Pasquino, che sull’Unità ha scritto: “Sembra che per la debolezza della politica siano i Grillo Boys a dettare l’agenda”. È proprio così.
Da 13 anni, ogni mattina, Berlusconi libera una lepre a reti ed edicole unificate, e tutti, per tutto il giorno, inseguono la lepre. L’indomani, altra lepre e altro inseguimento collettivo. E così via. La lepre è il processo di Cogne (o Rignano, o Garlasco) per nascondere i processi a Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Andreotti, Telecom e furbetti. La lepre è la riduzione delle tasse come imperativo categorico per nascondere i 200 miliardi annui di evasione fiscale. La lepre sono le “grandi riforme”, da fare ovviamente “insieme”, per nascondere le leggi vergogna. La lepre è la tolleranza zero contro i poveracci per nascondere la tolleranza mille su mafie, corruzione, reati finanziari, morti nei cantieri, precariato, lavoro nero, concorsi truccati. La lepre è l’eterno piagnisteo del mitico Nordest per nascondere il dramma sociale di tanti lavoratori dipendenti, “flessibili”, pensionati. La lepre è la privatizzazione della Rai per nascondere il trust incostituzionale di Mediaset.
Basta leggere certi discorsi “coraggiosi” di Rutelli o di Veltroni per capire quanto la lepre berlusconiana abbia contagiato l’Unione. Al punto che una manifestazione come quella del 20 ottobre per la riforma della legge 30 e contro il precariato di massa è ormai equiparata al terrorismo, anche se chiede semplicemente il rispetto del programma dell’Unione. L’altra sera in tv Prodi s’è benedettamente sottratto all’Agenda Unica: l’Irpef per ora non si riduce perché non si può; molto meglio farla pagare a tutti, così tutti un giorno pagheranno meno. Ma Prodi è tra i pochissimi, nell’Unione, a non inseguire la lepre altrui e a lanciarne ogni tanto una sua.
Perciò Grillo dà tanto fastidio all’establishment politico e giornalistico che, a destra come a sinistra, sull’Agenda Unica berlusconiana ha costruito le sue indecenti fortune: perché sta imponendo un’agenda alternativa. Costringe le tv, dunque i giornali, dunque i politici a occuparsi di lui e di quel che dice. I ladri li chiama ladri, non esuli. Parla di mafie e corruzione, precariato ed energie alternative, trasparenza e partecipazione, fine dell’impunità e giustizia uguale per tutti; e chiede che Rete 4 vada su satellite possibilmente insieme a Mastella con la sua famiglia e i suoi indultati (nel qual caso gli si paga volentieri l’aereo di Stato, purché sia l’ultimo). Mastella a parte, quel che dice Grillo è tutto scritto nel programma dell’Unione. Basterebbe applicarlo un po’, per levargli l’erba sotto i piedi. Parlare meno di lui e più di quelli che stanno sotto il palco. Che sono giovani, e soprattutto tanti. Può darsi che siano un “sintomo passeggero”, come dice Lerner; che le liste civiche col bollino di garanzia non siano una buona idea (ma nei comuni funzionano benissimo da anni); che le tre leggi di iniziativa popolare non siano prioritarie perché, com’è noto, “il problema è un altro”.
Ma intanto non c’è politico o giornalista che riesca a chiudere una frase senza citare Grillo. Persino Vespa, Floris e Riotta han dovuto nominarlo e addirittura parlare dei condannati in Parlamento, pur con la faccia malmostosa. Non vorremmo essere nei loro panni: di questo passo, un giorno o l’altro potrebbero persino essere costretti a raccontare la verità su Berlusconi, Previti, Dell’Utri e le scalate bancarie. Dio non voglia.
L’Unità del 20.9.2007
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Coinvolti --->
venerdì, 21 settembre 2007 - 00:38
Uliwood Party di Marco Travaglio -
È una bella nemesi quella della cosiddetta Seconda Repubblica: inaugurata 13 anni fa da un comico pericoloso, ora viene seppellita da un comico innocuo e innocente, anzi positivo e propositivo. L’informazione ufficiale, che si sente parte del ceto politico e infatti lo è, trema alla sola idea di perdere di nuovo i suoi padrini. E sparacchia all’impazzata, mirando al dito (Grillo) anziché alla luna (la morte di questa politica).
È quello che è avvenuto nell’ultima settimana, la prima del V-Day After. Poi, sfiatati i tromboni, sono intervenuti gli spiriti liberi: quelli che, prima di scrivere, pensano, e magari s’informano pure. Anziché strillare al fascismo, al qualunquismo, al populismo, all’antipolitica, si sforzano di capire: non per plaudire acriticamente a quel che è accaduto l’8 settembre in 200 piazze, ma per spiegare ed eventualmente criticare sul merito; per parlare della luna, non del dito; per investigare non tanto Grillo, ma il milione e mezzo di persone che han raccolto il suo appello. L’han fatto, per esempio, Boeri, Spinelli e Rusconi sulla Stampa. Sartori sul Corriere. E Pasquino, che sull’Unità ha scritto: “Sembra che per la debolezza della politica siano i Grillo Boys a dettare l’agenda”. È proprio così.
Da 13 anni, ogni mattina, Berlusconi libera una lepre a reti ed edicole unificate, e tutti, per tutto il giorno, inseguono la lepre. L’indomani, altra lepre e altro inseguimento collettivo. E così via. La lepre è il processo di Cogne (o Rignano, o Garlasco) per nascondere i processi a Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Andreotti, Telecom e furbetti. La lepre è la riduzione delle tasse come imperativo categorico per nascondere i 200 miliardi annui di evasione fiscale. La lepre sono le “grandi riforme”, da fare ovviamente “insieme”, per nascondere le leggi vergogna. La lepre è la tolleranza zero contro i poveracci per nascondere la tolleranza mille su mafie, corruzione, reati finanziari, morti nei cantieri, precariato, lavoro nero, concorsi truccati. La lepre è l’eterno piagnisteo del mitico Nordest per nascondere il dramma sociale di tanti lavoratori dipendenti, “flessibili”, pensionati. La lepre è la privatizzazione della Rai per nascondere il trust incostituzionale di Mediaset.
Basta leggere certi discorsi “coraggiosi” di Rutelli o di Veltroni per capire quanto la lepre berlusconiana abbia contagiato l’Unione. Al punto che una manifestazione come quella del 20 ottobre per la riforma della legge 30 e contro il precariato di massa è ormai equiparata al terrorismo, anche se chiede semplicemente il rispetto del programma dell’Unione. L’altra sera in tv Prodi s’è benedettamente sottratto all’Agenda Unica: l’Irpef per ora non si riduce perché non si può; molto meglio farla pagare a tutti, così tutti un giorno pagheranno meno. Ma Prodi è tra i pochissimi, nell’Unione, a non inseguire la lepre altrui e a lanciarne ogni tanto una sua.
Perciò Grillo dà tanto fastidio all’establishment politico e giornalistico che, a destra come a sinistra, sull’Agenda Unica berlusconiana ha costruito le sue indecenti fortune: perché sta imponendo un’agenda alternativa. Costringe le tv, dunque i giornali, dunque i politici a occuparsi di lui e di quel che dice. I ladri li chiama ladri, non esuli. Parla di mafie e corruzione, precariato ed energie alternative, trasparenza e partecipazione, fine dell’impunità e giustizia uguale per tutti; e chiede che Rete 4 vada su satellite possibilmente insieme a Mastella con la sua famiglia e i suoi indultati (nel qual caso gli si paga volentieri l’aereo di Stato, purché sia l’ultimo). Mastella a parte, quel che dice Grillo è tutto scritto nel programma dell’Unione. Basterebbe applicarlo un po’, per levargli l’erba sotto i piedi. Parlare meno di lui e più di quelli che stanno sotto il palco. Che sono giovani, e soprattutto tanti. Può darsi che siano un “sintomo passeggero”, come dice Lerner; che le liste civiche col bollino di garanzia non siano una buona idea (ma nei comuni funzionano benissimo da anni); che le tre leggi di iniziativa popolare non siano prioritarie perché, com’è noto, “il problema è un altro”.
Ma intanto non c’è politico o giornalista che riesca a chiudere una frase senza citare Grillo. Persino Vespa, Floris e Riotta han dovuto nominarlo e addirittura parlare dei condannati in Parlamento, pur con la faccia malmostosa. Non vorremmo essere nei loro panni: di questo passo, un giorno o l’altro potrebbero persino essere costretti a raccontare la verità su Berlusconi, Previti, Dell’Utri e le scalate bancarie. Dio non voglia.
L’Unità del 20.9.2007
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«Il prossimo v-day sarà per togliere il finanziamento pubblico a questa merda di informazione».
Poi l'attacco ai mezzi di informazione: contro di loro il prossimo V-day
Nuovo affondo di Beppe Grillo: «Il web è democrazia. Infatti i politici non ci sono»
Intervista al canale sat Euronews: «Il nostro Valium ha chiuso il suo blog in 15 giorni. E lo psiconano? Non c'è, è un ologramma»
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Beppe Grillo durante l'intervista a Euronews
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MILANO - Beppe Grillo non ama parlare con i giornalisti italiani, considerati inefficaci nel loro ruolo di «cani da guardia» del potere politico. Anzi: secondo il comico genovese i mezzi di informazione tradizionali «sono finiti» e saranno presto schiacciati dal web, considerato il solo vero spazio di democrazia. Ma è proprio dalle telecamere di una tv, seppure non «istituzionale», ovvero il canale satellitare internazionale Euronews, che torna a parlare in viva voce - mentre sul suo blog non ha mai smesso di scrivere -, all'indomani delle critiche ricevute dal direttore del Tg2 Mauro Mazza e delle polemiche che ne sono scaturite. Del caso Grillo si parla giovedì sera ad «Annozero» di Michele Santoro: sarà in studio Sabina Guzzanti, già presente sul palco di Bologna nel giorno del V-day. Il comico non ci sarà, e non farà nemmeno un collegamento telefonico, come sembrava in un primo momento. La decisione di Grillo - secondo quanto riferito dallo staff del comico - verrà spiegata dallo stesso showman a Villa Manin di Passariano (Udine), dove è in programma il suo spettacolo.
■ Guarda i quattro video
«VALIUM» E «PSICONANO» - Nell'intervista Grillo parte dal ruolo sempre più importante assunto da Internet per tornare a prendere di mira Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Del primo, definito ancora una volta «il nostro valium, quello che fa così con le manine» (e mentre lo dice fa il verso alla gestualità del premier), ricorda come abbia tentato di aprire un proprio blog, «ma lo ha chiuso dopo 15 giorni». Il Cavaliere («noi lo chiamiamo Truffolo») viene invece dipinto come lo «psico-nano», «uno spot vivente», uno che «non c'è, non esiste», «un ologramma, un venditore di bava». Grillo elogia il web perché non consente di mentire: se lo si fa, evidenzia il comico, «dopo 24 ore ti arrivano 2 mila messaggi per dirti che sei un cialtrone».
DESTRA E SINISTRA - Al cronista che gli chiede se lui si senta di destra o di sinistra, Grillo finge di reagire in malomodo: «Ma io ti spacco la faccia...», precisando subito che «sto scherzando» e ribadendo che destra o sinistra sono categorie che non esistono più. Così come presto non esisteranno più, a suo parere, anche giornali e tv. E lui farà di tutto per accelerarne la scomparsa: «Il prossimo v-day sarà per togliere il finanziamento pubblico a questa merda di informazione».
ATTACCO A TRONCHETTI - Grillo, che in passato è stato il paladino dei piccoli azionisti di Telecom, ne ha anche per Marco Tronchetti-Provera, da lui ribattezzato «il Tronchetto dell'infelicità», che «si spacciava grande imprenditore, ma si è dimostrato un fasullo». «In America - dice Grillo - gli davano 20 anni. Qui ha preso 240 milioni di euro e sta andando di bolina con la sua barca a vela, lasciando nella merda due società, la Telecom e la Pirelli...».
Alessandro Sala
20 settembre 2007
Nuovo affondo di Beppe Grillo: «Il web è democrazia. Infatti i politici non ci sono»
Intervista al canale sat Euronews: «Il nostro Valium ha chiuso il suo blog in 15 giorni. E lo psiconano? Non c'è, è un ologramma»
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Beppe Grillo durante l'intervista a Euronews
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MILANO - Beppe Grillo non ama parlare con i giornalisti italiani, considerati inefficaci nel loro ruolo di «cani da guardia» del potere politico. Anzi: secondo il comico genovese i mezzi di informazione tradizionali «sono finiti» e saranno presto schiacciati dal web, considerato il solo vero spazio di democrazia. Ma è proprio dalle telecamere di una tv, seppure non «istituzionale», ovvero il canale satellitare internazionale Euronews, che torna a parlare in viva voce - mentre sul suo blog non ha mai smesso di scrivere -, all'indomani delle critiche ricevute dal direttore del Tg2 Mauro Mazza e delle polemiche che ne sono scaturite. Del caso Grillo si parla giovedì sera ad «Annozero» di Michele Santoro: sarà in studio Sabina Guzzanti, già presente sul palco di Bologna nel giorno del V-day. Il comico non ci sarà, e non farà nemmeno un collegamento telefonico, come sembrava in un primo momento. La decisione di Grillo - secondo quanto riferito dallo staff del comico - verrà spiegata dallo stesso showman a Villa Manin di Passariano (Udine), dove è in programma il suo spettacolo.
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«VALIUM» E «PSICONANO» - Nell'intervista Grillo parte dal ruolo sempre più importante assunto da Internet per tornare a prendere di mira Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Del primo, definito ancora una volta «il nostro valium, quello che fa così con le manine» (e mentre lo dice fa il verso alla gestualità del premier), ricorda come abbia tentato di aprire un proprio blog, «ma lo ha chiuso dopo 15 giorni». Il Cavaliere («noi lo chiamiamo Truffolo») viene invece dipinto come lo «psico-nano», «uno spot vivente», uno che «non c'è, non esiste», «un ologramma, un venditore di bava». Grillo elogia il web perché non consente di mentire: se lo si fa, evidenzia il comico, «dopo 24 ore ti arrivano 2 mila messaggi per dirti che sei un cialtrone».
DESTRA E SINISTRA - Al cronista che gli chiede se lui si senta di destra o di sinistra, Grillo finge di reagire in malomodo: «Ma io ti spacco la faccia...», precisando subito che «sto scherzando» e ribadendo che destra o sinistra sono categorie che non esistono più. Così come presto non esisteranno più, a suo parere, anche giornali e tv. E lui farà di tutto per accelerarne la scomparsa: «Il prossimo v-day sarà per togliere il finanziamento pubblico a questa merda di informazione».
ATTACCO A TRONCHETTI - Grillo, che in passato è stato il paladino dei piccoli azionisti di Telecom, ne ha anche per Marco Tronchetti-Provera, da lui ribattezzato «il Tronchetto dell'infelicità», che «si spacciava grande imprenditore, ma si è dimostrato un fasullo». «In America - dice Grillo - gli davano 20 anni. Qui ha preso 240 milioni di euro e sta andando di bolina con la sua barca a vela, lasciando nella merda due società, la Telecom e la Pirelli...».
Alessandro Sala
20 settembre 2007
giovedì, settembre 20, 2007
Viva la dittatura, viva le stragi, viva la libertà di espressione, viva il fascismo !
Il fascismo è stato un movimento di massa reazionario ma modernizzatore, ha aggiornato il modo di vita degli italiani con i piani della città, il cinema, la radio, l'urbanistica, l'Accademia d'Italia. Ha fatto bene. virgolette
Carlo Lizzani, La Stampa, 17 settembre 2007
Carlo Lizzani, La Stampa, 17 settembre 2007
martedì, settembre 18, 2007
LA CHIESA: MILIARDARI, FROCI, DELINQUENTI, LADRI, ASSASSINI. INCULATORI DI BAMBINI
Scandalo hard, la Curia reagisce
Firenze, la diocesi annuncia querele
Dopo la bufera che si è abbattuta su monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze sospettato di aver coperto gli abusi sessuali del parroco don Lelio Cantini, la Curia fiorentina, esprimendo sconcerto per le "incredibili" affermazioni di presunti testimoni, "tutte da dimostrare", "si ripromette di adire le vie legali", per tutelare l'immagine del porporato, al quale viene espressa la solidarietà della diocesi.
In una nota diffusa dall'ufficio stampa si osserva che queste notizie che "coinvolgono pesantemente il vescovo ausiliare monsignor Claudio Maniago, non possono che creare turbamento, insieme a sconcerto per le incredibili affermazioni di presunti testimoni; affermazioni tutte da dimostrare, a quanto si apprende dagli stessi giornali, e comunque pubblicate prima che la Magistratura, verso la quale confermiamo la nostra fiducia, abbia compiuto le sue verifiche".
Con la nota la diocesi ribadisce "la solidarietà al vescovo claudio, per la sua indiscussa fedeltà alla Chiesa e per la stima che largamente gode" e "si augura che questo nuovo capitolo della vicenda Cantini, che oggi chiama in causa così pesantemente il vescovo ausiliare di Firenze, sia dai mezzi di informazione presentato con il rispetto dovuto alle persone, senza ricorrere a scoop sensazionalistici, che finiscono per alimentare un'ingiustificata gogna mediatica. A tutela della onorabilità del Vescovo Ausiliare, ci si ripromette di adire le vie legali".
Da parte sua, la procura di Firenze ha aperto un procedimento penale per rivelazioni di segreto d'ufficio in merito alla fuga di notizie sugli sviluppi dell'inchiesta su Don Cantini. Lo ha annunciato il procuratore capo Ubaldo Nannucci, spiegando che alcuni virgolettati sono analoghi a stralci di verbale. Nannucci ha concluso che si tratta "di rivelazioni molto gravi che danneggiano gravemente l'indagine".
Firenze, la diocesi annuncia querele
Dopo la bufera che si è abbattuta su monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze sospettato di aver coperto gli abusi sessuali del parroco don Lelio Cantini, la Curia fiorentina, esprimendo sconcerto per le "incredibili" affermazioni di presunti testimoni, "tutte da dimostrare", "si ripromette di adire le vie legali", per tutelare l'immagine del porporato, al quale viene espressa la solidarietà della diocesi.
In una nota diffusa dall'ufficio stampa si osserva che queste notizie che "coinvolgono pesantemente il vescovo ausiliare monsignor Claudio Maniago, non possono che creare turbamento, insieme a sconcerto per le incredibili affermazioni di presunti testimoni; affermazioni tutte da dimostrare, a quanto si apprende dagli stessi giornali, e comunque pubblicate prima che la Magistratura, verso la quale confermiamo la nostra fiducia, abbia compiuto le sue verifiche".
Con la nota la diocesi ribadisce "la solidarietà al vescovo claudio, per la sua indiscussa fedeltà alla Chiesa e per la stima che largamente gode" e "si augura che questo nuovo capitolo della vicenda Cantini, che oggi chiama in causa così pesantemente il vescovo ausiliare di Firenze, sia dai mezzi di informazione presentato con il rispetto dovuto alle persone, senza ricorrere a scoop sensazionalistici, che finiscono per alimentare un'ingiustificata gogna mediatica. A tutela della onorabilità del Vescovo Ausiliare, ci si ripromette di adire le vie legali".
Da parte sua, la procura di Firenze ha aperto un procedimento penale per rivelazioni di segreto d'ufficio in merito alla fuga di notizie sugli sviluppi dell'inchiesta su Don Cantini. Lo ha annunciato il procuratore capo Ubaldo Nannucci, spiegando che alcuni virgolettati sono analoghi a stralci di verbale. Nannucci ha concluso che si tratta "di rivelazioni molto gravi che danneggiano gravemente l'indagine".
MA STRALOL
"Peso 260 Kg,non lasciatemi morire"
L'appello disperato di Andrea Notari
Andrea Notari ha 42 anni è di Carpi, pesa 260 Kg e dal 2005 è prigioniero del suo letto. Da oltre 17 anni lotta con il suo corpo e con gli esiti catastrofici di un'operazione che avrebbe dovuto risolvergli i problemi di obesità di cui era affetto e che invece l'ha gettato in un inferno. Il suo calvario inizia nel 1990, quando si rivolge a una clinica privata per una diversione bilio-pancreatica (Dbp), un complicato intervento volto alla creazione di un malassorbimento selettivo per i grassi e a una drastica riduzione di peso.
Lo opera uno specialista, un guru e un pioniere del settore. In un anno perde novanta chili, poi inizia a stare male. Andrea viene colto da crisi epilettiche, lamenta difficoltà nella velocità dei pensieri, presenta infiammazioni varie e pesanti cali vitaminici. Si rivolge al medico che l'ha operato, che, dopo varie peripezie, lo rimbalza in altri istituti pubblici, dove viene ricoverato.
La sua situazione però non migliora e dopo oltre un anno e un lungo ed estenuante confronto con il suo specialista finisce nuovamente sotto i ferri. Gli spiegano che ha un morbo "rarissimo" e non meglio precisato, che la Dbp non è compatibile con il suo stato di salute e che è necessario smantellare la deviazione chirurgica. Giornalista e laureato in psicologia, Andrea cerca la forza dentro di sè per non sprofondare, e affronta un nuovo intervento. L'operazione sembra avere buon esito. Per qualche tempo i problemi paiono svaniti, poi un nuovo crollo. Andrea ha dolori ovunque e si rivolge a numerosi specialisti. Gli diagnosticano delle dolorosissime aderenze dovute alla prima operazione e nel 1996 è di nuovo in sala operatoria. La storia si ripete anche nel 1997, con un nuovo intervento chirurgico.
Nel frattempo Andrea riprende ad ingrassare e inizia una nuova via crucis fatta di consulti medici e visite private costosissime. Esito: molte promesse, ma nessun rimedio alla sua sofferenza. Il suo stato di salute peggiora col passare del tempo e nessuno riesce a trovare un rimedio per far fronte alla sua situazione. Andrea, già invalido civile a causa della prima operazione, viene abbandonato anche dalle istituzioni, ma non dalla moglie, Maura, che gli sta accanto, lo assiste e lo conforta nei momenti più difficile. In poco tempo, nel 2005, il suo peso cresce fino a 260 Kg e un'atrosi lo inchioda al letto.
Da allora non è più uscito dalla sua stanza e non è riuscito nememno a ottenere un'assistenza sanitaria di accompagnamento. I costi da sostenere sono molto alti e non è semplice trovare tutte le risorse necessarie. Ma i problemi economici non sono l'unico pensiero di Andrea, che ora ha deciso di rendere pubblica la sua storia perché non si ripetano casi simili e per chiedere aiuto con tutti i mezzi a sua disposizione. "Se c'è qualcuno, medico o chirurgo, che può aiutarmi, si faccia avanti: non lasciatemi morire - ci ha detto - Non voglio un miracolo, voglio solo poter tornare ad uscire, camminare, andare in un mercato, tornare a vivere". Per contattarlo ci ha lasciato una mail ( andrea-notari@libero.it). Aiutiamolo ad avverare il suo sogno.
Stefano Ronchi
L'appello disperato di Andrea Notari
Andrea Notari ha 42 anni è di Carpi, pesa 260 Kg e dal 2005 è prigioniero del suo letto. Da oltre 17 anni lotta con il suo corpo e con gli esiti catastrofici di un'operazione che avrebbe dovuto risolvergli i problemi di obesità di cui era affetto e che invece l'ha gettato in un inferno. Il suo calvario inizia nel 1990, quando si rivolge a una clinica privata per una diversione bilio-pancreatica (Dbp), un complicato intervento volto alla creazione di un malassorbimento selettivo per i grassi e a una drastica riduzione di peso.
Lo opera uno specialista, un guru e un pioniere del settore. In un anno perde novanta chili, poi inizia a stare male. Andrea viene colto da crisi epilettiche, lamenta difficoltà nella velocità dei pensieri, presenta infiammazioni varie e pesanti cali vitaminici. Si rivolge al medico che l'ha operato, che, dopo varie peripezie, lo rimbalza in altri istituti pubblici, dove viene ricoverato.
La sua situazione però non migliora e dopo oltre un anno e un lungo ed estenuante confronto con il suo specialista finisce nuovamente sotto i ferri. Gli spiegano che ha un morbo "rarissimo" e non meglio precisato, che la Dbp non è compatibile con il suo stato di salute e che è necessario smantellare la deviazione chirurgica. Giornalista e laureato in psicologia, Andrea cerca la forza dentro di sè per non sprofondare, e affronta un nuovo intervento. L'operazione sembra avere buon esito. Per qualche tempo i problemi paiono svaniti, poi un nuovo crollo. Andrea ha dolori ovunque e si rivolge a numerosi specialisti. Gli diagnosticano delle dolorosissime aderenze dovute alla prima operazione e nel 1996 è di nuovo in sala operatoria. La storia si ripete anche nel 1997, con un nuovo intervento chirurgico.
Nel frattempo Andrea riprende ad ingrassare e inizia una nuova via crucis fatta di consulti medici e visite private costosissime. Esito: molte promesse, ma nessun rimedio alla sua sofferenza. Il suo stato di salute peggiora col passare del tempo e nessuno riesce a trovare un rimedio per far fronte alla sua situazione. Andrea, già invalido civile a causa della prima operazione, viene abbandonato anche dalle istituzioni, ma non dalla moglie, Maura, che gli sta accanto, lo assiste e lo conforta nei momenti più difficile. In poco tempo, nel 2005, il suo peso cresce fino a 260 Kg e un'atrosi lo inchioda al letto.
Da allora non è più uscito dalla sua stanza e non è riuscito nememno a ottenere un'assistenza sanitaria di accompagnamento. I costi da sostenere sono molto alti e non è semplice trovare tutte le risorse necessarie. Ma i problemi economici non sono l'unico pensiero di Andrea, che ora ha deciso di rendere pubblica la sua storia perché non si ripetano casi simili e per chiedere aiuto con tutti i mezzi a sua disposizione. "Se c'è qualcuno, medico o chirurgo, che può aiutarmi, si faccia avanti: non lasciatemi morire - ci ha detto - Non voglio un miracolo, voglio solo poter tornare ad uscire, camminare, andare in un mercato, tornare a vivere". Per contattarlo ci ha lasciato una mail ( andrea-notari@libero.it). Aiutiamolo ad avverare il suo sogno.
Stefano Ronchi
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